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« Women against feminism », l’ennesimo segnale di un femminismo in crisi ?

octobre 20, 2014

Circa un paio di mesi fa esplodeva sul web una polemica intorno al fenomeno delle « women against feminism » : diverse ragazze americane si fotograno mentre tengono in mano un foglio su cui si puo’ leggere perchè queste giovani donne pensano che la causa femminista non sia più di attualità. Sui social networks di mezzo mondo gli animi si infiammano, chi è dalla loro parte, chi è decisamente contro. Nel marasma di voci e di reazioni, due posizioni si sono a mio avviso distinte nel panorama italiano in quanto meritevoli di interesse.

La prima è presentata in un articolo della giornalista e studiosa Camilla Gaiaschi, pubblicato sul sito la 27esima Ora del Corriere :#womenagainstfeminism? Due, tre cose che vorrei dire alle mie coetanee

La seconda è presentata in un post pubblicato sul blog Comunicazione di Genere : #IDONTNEEDFEMINISMBECAUSE : IL MASCHILISMO NON HA GENERE. E’ POSSIBILE FARE AUTOCRITICA?

La sottigliezza di due questi contributi risiede nel fatto che sottolineano una necessità importante che è quella del dialogo, della riflessione, del rinnovamento. Al di là delle possibili reazioni di collera, di nervosismo, di smarrimento anche (pensieri del tipo « ma queste ragazze in che mondo vivono??? »), cercare di capire « women against feminism » significa mettere ulteriormente l’accento sul carattere fondamentale di questa neccesità.

Personalmente, la mia prima reazione di fronte alle « women against feminism » è stata di « humour », se cosi’ si puo’ dire. Mi è venuta in mente un’immagine, forse un po’ caricaturale, ma molto parlante che circolava sui social networks forse l’anno scorso dove si diceva « What do you think feminism IS, ladies? What part of ‘liberation for women’ is not for you? ».

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Poi mi è venuta in mente la grande polemica che scoppio’ in Francia l’anno scorso con l’arrivo di Femen, e che altro non fece che mettere le femministe francesi davanti allo specchio in qualche modo. L’articolo di Mona Cholet comparso su Le Monde Diplomatique nel marzo 2013 rappresenta una delle reazioni meglio argomentate a mio avviso, ma anche una delle più taglienti. Titolo « Femen partout, féminisme nullepart » (Femen dappertutto, femminismo da nessuna parte) (http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2013-03-12-Femen). Dal canto mio io ero e sono d’accordo con M. Cholet, ma questo non cambia il fatto che pensai all’epoca e penso tutt’ora che femen aveva marcato un punto: ci sono donne che per svariati motivi non si riconoscono nei discorsi e nelle rivendicazioni femministe in quanto tali, nel denominatore comune di un progetto di giustizia sociale, volontà di equità e necessità d’uguaglianza di diritti e doveri. Cio’ nonostante, queste donne intraprendono percorsi che per vie diverse, a volte un po’ confuse addirittura ai loro stessi occhi, le portano a condannare con discorsi e atti (non necessariamente intellettualmente profondi e ben agomentati… ma questo li rende meno legittimi?) quello che è fondamentalmente lo stesso problema.

Poi mi è venuta in mente anche una ricerca condotta in ambito anglosassone sulle disuguaglianze di genere  nel mercato del lavoro, soprattutto in termini di gender wage gap, i cui risultati erano stati diffusi l’anno scorso sotto il titolo di « Twentieth century feminism has failed working class women » (legger il post pubblicato lo scorso anno su questo blog :Has feminist failed ?). Alla lettura di questi risultati la domanda evidente per me era del tipo  « chi ha fallito, il femminismo o la società? », ma ancora una volta era chiaro il fatto che il femminismo veniva messo in causa, o forse è meglio dire : chiamato a mettersi in discussione?

Un altro tipo di contributo a cui ho pensato, di un altro tenore certo, è quello di Nancy Fraser nel suo « Le Féminisme en mouvements. Des années 1960 à l’ère néo-libérale » (leggere il post pubblicato lo scorso anno su questo blog : Nancy Fraser présentera son ouvrage « Le féminisme en mouvement : des années 60 à l’ère néolibérale » à Sciences Po le mercredi 22 mai), che traccia una mappa critica del femminismo, o come dice bene Camilla Gaiaschi nel suo articolo, dei femminismi, e pone finalmente la domanda « che ne è del femminismo oggi? ». Si puo’ essere d’accordo o meno con le proposizioni della Fraser, ma almeno la domanda è li’, c’è, è una domanda formulata nei termini corretti, ed è una domanda che ci dobbiamo porre tutti, uomini e donne, che crediamo ancora in quel denominatore comune di giustizia, equità, uguaglianza. Sono rimasta delusa dalle reazioni di molte femministe sul web che hanno rigettato, alcune anche con molta violenza e disprezzo, le « women against feminism ». Queste femministe, tanto quanto le « women against feminism », rendono la riflessione e il dialogo intorno a questa domanda ancora più fondamentale.

Un po’ per caso, nello stesso periodo mi è capitato di leggere alcune cose su Virginia Woolf, là dove sosteneva che, con coscienza e tenacia rispetto alle conquiste recenti, bisogna eliminare il termine « femminista » per poter avviare un discorso e una pratica di tipo nuovo. Non andrei fino ad eliminare, pero’ infondo, non è questa una posizione a suo modo ancora attuale ?

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